Il lato oscuro del cuore umano


“Uccidi un uomo e sei un assassino. Uccidine milioni e sei un conquistatore. Uccidili tutti e sei un Dio". (Jean Rostand)


Vi siete mai chiesti cosa risiede nella mente di un serial killer?

Perché la nostra immaginazione è così colpita da queste terribili figure?


I profili dei serial killer, ci incuriosiscono così tanto perché oltre farci paura, sono la personificazione di quanto c’è ancora di irrazionale, profondo, oscuro nella nostra apparente logica standardizzata (Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi; 2019).


Freud sostiene che ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha desiderato eliminare il ‘nemico’, fortunatamente però i freni inibitori della cultura, della società, della civiltà attenuano questa pulsione fino a farla svanire. A volte però questa spinta prende il sopravvento e si traduce in cronaca nera (Vittorino Andreoli, 2002).


È così sottile la linea che separa l'uomo civilizzato da una mostruosa belva?


La psicologia e la letteratura ci insegnano che in ognuno di noi è presente un lato oscuro, profondo e intricato, imprigionato nel nostro inconscio, dove si annidano pensieri di qualsiasi tipo, anche quelli che non vorremmo mai venissero a galla. I pensieri aggressivi sono tra questi, ognuno di noi ha esperito nella propria vita momenti così, proprio per questo sappiamo che l’aggressività sia innata; è un vero e proprio pattern emozionale primordiale!


Il nostro cervello con i suoi milioni di neuroni e altrettante connessioni nervose è settato per avere determinate risposte comportamentali a seconda dell’input ricevuto, la differenza sostanziale però sta nel passare o meno all’agito e il grado con cui si manifesta la stessa. Proprio per questo dobbiamo dimenticarci e andare ad eliminare i concetti dicotomici buoni/cattivi, pazzi/normali, bravi cittadini/criminali.


Ogni uomo è a sé, e ognuno di noi agisce in modo assolutamente unico, proprio sulla base delle differenze individuali, sappiamo infatti, che ogni essere umano si distingue dall'altro per genetica, esperienze di vita, ambiente di crescita. È quindi fondamentale andare ad osservare in quest’ottica il serial killer, con tutte le sue sfumature e peculiarità per comprendere al meglio i suoi processi mentali e le spinte alla base di determinati comportamenti.


Il mio tentativo è quello di un'iniziale panoramica sulle dinamiche psicologiche e comportamentali che caratterizzano proprio gli assassini seriali, e analizzare con attenzione quella che è la motivazione più profonda.

Per comprendere meglio la mente di un killer seriale è fondamentale guardare oltre i propri limiti e non solo focalizzarsi sull’autore, ma osservando: la scena del crimine, il tipo di omicidio, la vittima e il contesto.


Necessità di controllo sugli altri?

Affermazione del proprio sé?

Cosa spinge un essere umano a scegliere, anche consapevolmente, la via del sangue?


Federica Rita Ravani, Dottoressa Magistrale in Psicologia Clinica all’Università Vita-Salute San Raffaele, vi aspetta il 19 ottobre, dalle 20.30 alle 22 con il seminario

Serial killer: il lato oscuro del cuore umano

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